ELIO GERMANO A TEATRO AZIONE
ANSA/CINEMA: Germano, per Veronesi uomo con il vizio dell’onestà. Alla scuola Teatro Azione, parla de L’ultima ruota del carro.

Oltre 40 anni di vita di Ernesto, “un traslocatore, un italiano lontano dai classici stereotipi e con il vizio dell’onestà, che attraversa i cambiamenti dal nostro Paese”.

E’ quanto racconta, spiega all’ANSA il protagonista Elio Germano, L’ultima ruota del carro, il nuovo film di Giovanni Veronesi di cui sono iniziate da qualche giorno le riprese a Roma, prodotto da Fandango e Warner Bros, che lo farà arrivare in sala nell’autunno 2013. L’attore, che torna al lavoro dopo alcuni mesi di pausa (“ne avevo bisogno, anche fisicamente”) ne parla a margine della presentazione della nuova stagione di corsi di Teatro Azione, la storica scuola di recitazione romana, che celebra quest’anno i suoi 30 anni, dove Germano è entrato a 14 anni e in cui si è formato.
Con L’ultima ruota del carro “l’obiettivo è fare una vera commedia all’italiana, alta e popolare” dice.
In un momento di crisi, “basta guardare cosa sta succedendo a Cinecittà – aggiunge Germano -, c’è la scommessa coraggiosa del produttore, Domenico Procacci, e di Veronesi, di fare un film ambizioso, che racconta tante vicende, tanti personaggi e periodi storici, con un grande cast, e puntando sull’alto valore professionale di tecnici e maestranze”. Fra gli interpreti ci sono anche Alessandra Mastronardi, Ricky Memphis, Sergio Rubini, Virginia Raffaele, Alessandro Haber, Ubaldo Pantani, Francesca Antonelli, Maurizio Battista, Francesca D’Aloja, Massimo Wertmuller, Elena Di Cioccio e Luis Molteni.
Una strada diversa “in un momento in cui per le commedie il mercato italiano si è fossilizzato su due, tre stili, perché, viste le risorse sempre minori, si è visto che funzionano.
Io però sono sempre ottimista sul pubblico e la sua capacità di scegliere”. Germano ogni mattina si sottopone a due-tre ore di trucco, per un personaggio che interpreta da quando è ragazzo a ultrasessantenne: “Ernesto vive tutto dalla sua prospettiva, la storia italiana la vede raccontata dalla tv, ma si riflette nel suo quotidiano”. L’arco di tempo più ampio mai attraversato dall’attore per un ruolo, e collegato direttamente all’oggi, un momento per il Paese “in cui i nodi stanno venendo al pettine, in cui spero si rimetta tutto in discussione, non ricadendo negli stessi errori, non riprendendo sempre le stesse strade”.
Germano, miglior attore al festival di Cannes 2010 per La nostra vita di Daniele Luchetti e fresco vincitore del premio come miglior interprete di miniserie al Roma Fiction Fest per Faccia d’angelo, andata in onda su Sky, rievoca con grande affetto, insieme a Isabella Del Bianco, fondatrice con Cristiano Censi di Teatro Azione, i suoi inizi nella scuola.
“Quando è arrivato, accompagnato da sua madre, Elio aveva solo 14 anni e una testa piena di boccoli rossi – ricorda la Del Bianco -. E’ stato il nostro allievo più giovane. Noi avevamo detto alla mamma che forse era un po’ piccolo, ma lei ci ha risposto ‘si però è serio…’. Ed era vero. All’inizio era timido ma prendeva montagne di appunti, e negli anni oltre al grande talento naturale ha mostrato grande determinazione e umiltà. E’ restato ‘persona’, come sanno fare solo i veri artisti”. Germano, cui la scuola era stata consigliata da Paolo Poli, ha spiegato di non essere entrato a Teatro Azione perché voleva fare l’attore: “era una mia passione al posto del calcio o del nuoto dei miei compagni, e mia madre mi ha accontentato.
E’ un’esperienza che fa bene all’anima mettersi nei panni di qualcun altro. Ai miei inizi ero ‘non parlante’, ma ho imparato moltissimo, e ancora oggi quando lavoro mi tornano in mente le cose che accadevano qui”. (ANSA). Francesca Pierleoni
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