MACBETH
di William Shakespeare

Teatro dell’Orologio | Sala Orfeo
via dei Filippini 17/A, Roma

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Dal 7 al 19 gennaio 2014
ore 21.00 | domenica ore 17.30 | matinées ore 11.00
lunedì riposo

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adattamento e regia di Marco Blanchi

con Simone Bobini, Alessandro Giova, Chiara Jommi Selleri, Caterina Mannello, Marika Murri, Matteo Quinzi , Rebecca Valenti, Angelica Visigalli e con la partecipazione straordinaria di Isabella Del Bianco nel ruolo di Ecate

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Una produzione Teatro Azione

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Il nuovo allestimento firmato Teatro Azione vuole essere esperimento di un progetto produttivo dove giovani talenti neo-diplomati nella nostra scuola possano lavorare al fianco di attori con maggiore esperienza di palcoscenico, sia ex allievi ormai in carriera sia insegnanti della scuola stessa. Un progetto dunque che permette, fondendo esperienze diverse, di arricchirsi dei differenti percorsi e di essere ancora palestra, ricerca, laboratorio, oltre che pratica di lavoro.
RASSEGNA STAMPA
RASSEGNA STAMPA
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NOTE DI REGIA
NOTE DI REGIA
Tutto è ormai finito da centinaia di anni: là dove sorgeva un castello, oggi sono rimasti soltanto pochi gradini a testimoniare l’esistenza di una “sala del trono”, là dove risuonavano musiche e canti, grida e pianti; ora c’è solo una landa deserta battuta dal vento. Ma nei luoghi in cui la storia è passata e in cui la gioia e la sofferenza hanno danzato insieme al suono della medesima musica rimane sempre qualcosa a testimoniare la vita ormai estinta. Sensazioni, atmosfere, stati d’animo… basta saper ascoltare. In quella landa deserta strane creature si riuniscono e continuano da centinaia di anni a raccontare la loro favola. Una favola fatta di ambizione e di dolore, di follia e di amore, di vanità e di onore. I personaggi di questa favola che rischia di venire dimenticata, lentamente riprendono vita, tornano a parlare e la storia che ci raccontano è la storia di un viaggio. Il viaggio che ogni essere umano compie dentro se stesso e che lo porta a comprendere di essere un mistero fatto di fango e di luce e che la sua anima è un abisso. Alla fine del suo viaggio scoprirà, senza più orrore, che il bene e il male combattono senza tregua, e che il loro campo di battaglia e’ il cuore dell’uomo.

Lady Macbeth, ovvero la coppia diabolica.

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E’ stato scritto che il Macbeth è la tragedia dell’ambizione e anche che il Macbeth è la tragedia della paura. Potremmo aggiungere che il Macbeth è la tragedia dell’assassinio. Macbeth e Lady Macbeth uccidono per ambizione, uccidono per paura, forse uccidono per raggiungere una sorta di appagamento sessuale. Il rapporto che lega Macbeth a sua moglie è costellato di molti punti oscuri: Shakespeare ci racconta di una donna che non ha figli, o i cui figli sono morti. In questa coppia l’uomo e’ lei. Lady Macbeth esige dal marito il compimento dei delitti come prova di virilità, come un atto d’amore. In questa tragedia la storia dell’umanita’ viene ridotta alla sua forma più elementare, a un unica primordiale distinzione: quelli che uccidono e quelli che vengono uccisi.

Macbeth e il sangue.

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Leggendo il Macbeth si ha l’impressione che questo dramma non si discosti in nulla dagli altri “drammi storici” di Shakespeare. Le prime impressioni però possono ingannare: la storia del Macbeth è impenetrabile a tal punto da manifestarsi come un incubo in cui i protagonisti e gli spettatori sprofondano insieme. La “storia” è densa e appiccicosa come il sangue. Sangue, sangue, sangue… elemento fisico, materiale, vivo: cola dal corpo degli uccisi, si raggruma sui volti e sulle mani, sui pugnali e sulle spade. Lady Macbeth dice a suo marito: “Vieni , un po’ d’acqua ci pulirà…” Ma s’inganna: questo sangue non vuole andar via né dalle mani né dai volti, aumenta sempre di più fino a invadere la scena.

Macbeth, ovvero l’assurdità della vita.

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Spegniti , spegniti , corta candela! La vita non è che un ombra che cammina, un povero attore che si agita e si pavoneggia sul palcoscenico del mondo per un ora e poi non se ne parla più … una favola raccontata da un idiota, tutta rumore e urla e che non significa niente…“. Macbeth attraversa in profondità tutte le esperienze umane e alla fine in lui non resta che il disprezzo. L’idea che aveva dell’uomo si è sgretolata e al suo posto non è rimasto nulla. Di fronte alla morte non puo’ fare altro che trascinare nel nulla il maggior numero di vite possibile: questa è l’ultima conclusione dedotta dall’assurdità del mondo. Macbeth non può far saltare in aria il mondo, ma uccidere fino in fondo, questo sì.Non sono un romano! E perché dovrei gettarmi sulla mia spada? Finché vedo dei vivi davanti a me le ferite stanno meglio su di loro“.
Marco Blanchi
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